S. Egidio

La chiesa di S. Egidio fu costruita dai Normanni intorno all'anno 1100 sul lato meridionale del Castello.
Nel 1246 Federico Il la salvò dalla distruzione quando, avendo la popolazione preso parte alla congiura dei baroni contro di lui, il resto della città fu rasa al suolo.

Nel 1552 per la ribellione del Principe di Salerno la chiesa parrocciale di S. Egidio fu dichiarata "Badia Nullius", cioè non dipendente dal vescovo di Capaccio, e di patronato reale. Ciò significava che l'abate di S.Egidio (con diritto di mitra e pastorale) veniva eletto dal Re ma era soggetto al cappellano maggiore.

La chiesa di S.Egidio restò "Badia Nullius" fino al 1811, epoca di soppressione di conventi, badie, ecc.

Numerosi furono le opere di manutenzione e nonostante il restauro del 1666, nel 1739 don Giuseppe Vultura chiese al Cappellano Maggiore l'abbattimento ed il rifacimento di una nuova chiesa a tre navate.
Dopo il verbale di apprezzo del 1739  la vecchia chiesa fu demolita e si iniziò la costruzione della nuova, spostando l'entrata da S-0 a N-E. I propietari delle case vicine, per non subire variazioni e spostamenti delle loro abitazioni, tanto fecero e tanto implorarono il re di Napoli Carlo VII di Borbone, che impietosito diede ordine di restringere a minor proporzioni il disegno della nuova costruzione.Il progetto di una chiesa a tre navate fu abbandonato e se ne costruì una nuova ad una sola navata a stile neoclassico – romanico, con undici finestroni.

La chiesa fu costruita dal 1748 al 1756. Sulle staffe di ferro del portone del 17,50 c'è sèritto PMR (Parrocchia Matrice Regia).
Nel 1940, furono eseguiti lavori di restauro dalla ditta Capasso di Sicignano alle pareti e alla volta. La chiesa subi gravi danni per gli eventi bellici del 1943. Nuovi lavori di riparazione al tetto e alla volta furono eseguiti immediatamente dopo la guerra, mentre la facciata e l'interno furono restaurati nel 1953-54.    
La chiesa ha subito ingenti danni a causa del terremoto del 1980 e da allora è rimasta chiusa. Furono eseguiti interventi di puntellatura e ristrutturazione per evitare crolli e non fu possibile effettuare celebrazioni al suo interno. Secondo una stima fatta da un tecnico locale, oggi servirebbero all’incirca 100 mila euro per completare quei lavori (intonaci, pitturazione, pavimento, impianto antintrusione, impianto di illuminazione…) fondamentali per la riapertura dell’edificio.

 

Le opere. L'abate Gio. Battista Vignale da Morcone, curò la costruzione della nuova chiesa con l'interno decorato a stucco, utilizzando i quadri del Sarnelli e disperdendo i vecchi che erano del XIV secolo.
Chi entra nella chiesa può ammirare un altare con Ia statua lignea di S. Emiddio, fatta dopo il terremoto del 16/12/1857 con offerte popolane.
Fino al 1939, sotto il primo arco a destra, c'era l'altare di S. Vito con un quadro di pregevole fattura. Sotto un altro arco, alla data del 1939, c'era l'altare di S.Giacomo. Oggi resta solo la tela. Il battistero ha sostituito il vecchio altare di S. Matteo del 1512. La tela, raffigurante il santo, opera di G. B. Vela, è stata portata alla pinacoteca di Vallo della Lucania.
Segue un altare con tre nicchie in cui ci sono: la statua di S. Sofia proveniente dall'omonima chiesa scomparsa; la statua del SS. Rosario proveniente dalla distrutta chiesa dell'Annunziata e la statua di S. Vincenzo Ferreri, fatta fare dal prete F. S. Galardi nel 1860.
L'ultimo altare è oggi dedicato al Sacro Cuore di Gesù, con statua.
Battesimo del Giordano    Dopo la balaustrata in marmo a destra c'è l'ingresso alla sacrestia, un ampio locale a volta, che prende luce da due finestroni. In uno stipo c'è la statua di Sant'Alfonso dei Liquori. L'altare maggiore in marmo fu montato nel 1771 e dietro di esso è ben conservato il coro, con stalli di noce, opera dei fratelli Biagio e Pietro Portanova. Nell'abside c'è la nicchia con la statua di S. Egidio, che, nel 1860, sostitui la tela che rappresentava il Santo con la cerva. Nella sagrestia trovasi anche la statua della Resurrezione che con quelle di S. Egidio e di S. Vincenzo sono opere dello scultore Vincenzo Avallone da Acerno.
Nel 1885, il prete Vincenzo Mottola distrusse il trono dell'abate che si trovava all'ingresso della piccola porta e spostò l'organo sulla porta principale.

L'organo, commissionato dall'abate Angelo Ferro, nel 1742, costò col trasporto 108 ducati. Il vecchio pavimento fu rimosso e sostituito da lastroni nel 1939 e sotto i lastroni, sono rimaste le pietre tombali.
Furono chiuse le sei tombe antistanti gli altari ed il sepolcro dei sacerdoti. Per accedere alla cripta, sotto il presbiterio si scendeva per una scalinata, ora coperta. Di fronte alla scalinata, vi sono ancora 5 stalli in muratura. che servivano a raccogliere le salme dei sacerdoti.
Il campanile, alto 25 m, s'innalza su pianta quadrangolare.
A livello tetto-chiesa, assume forma ottagonale fino alla cupoletta ad arco gotico.
L'elemento basale corre liscio senza fregi. Da via Solimene, una scaletta in muratura immette tramite una porticina, nel campanile, a cui si accede anche dal coro.
Il campanile, architettonicamente ricalcà lo stile romanico pe r la massiccia costruzione e non manca qualche influsso neoclassico.
Quattro monofore, per ogni ripiano assicurano un'ottima veduta.
Il campanile ha tre campane. La campana grande, fusa nel 1918 dalla ditta Nobilione di Napoli, è chiamata Maria Rosaria, perché ha in rilievo l'immagine della Madonna del Rosario.
Questa è montata su asse ricurvo al centro in modo che quando suona a slancio, ruota intorno alla base della corona, evitando oscillazioni al campanile.
Nell'ultimo ripiano vi sono altre due campanelle, una senza scritta e l'altra del 1901 fusa da un certo Tarantino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, vol. I  Di Pietro Ebner

Istorica descrizione del Regno di Napoli diviso in dodici provincie di Giuseppe Maria Alfano (1798)

http://web.tiscali.it/altavillaviva/

http://www.divenuta.it

 

 

 

 


Pin It

Comments are closed.