Il Balordo

[tab:Il libro]

Il Balordo di Piero Chiara

Il balordo è un romanzo scritto da Piero Chiara nel 1967, dal quale è stato tratto nel 1978 uno sceneggiato televisivo diretto da Pino Passalacqua e interpretato fra gli altri da Tino Buazzelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[tab:L'autore]


Piero Chiara nacque nel 1913 a Luino, dove il padre Eugenio aveva trovato da lavorare come doganiere. Quest'ultimo era originario di Resuttano, in provincia di Caltanissetta, mentre la madre, Virginia Maffei, proveniva da Comnago, paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore.

Coetaneo ed amico di Vittorio Sereni, studiò, non certo con diligenza e costanza, in diversi collegi religiosi. Solo nel 1929 ottenne il diploma di licenza complementare e in verità completò la propria formazione culturale da autodidatta. Dopo aver trascorso un periodo viaggiando per l'Italia e la Francia, nel 1932, più per accontentare i famigliari, trovò un impiego nella magistratura come "aiutante di cancelleria". Nel 1936 sposò la svizzera-tedesca Jula Scherb da cui ebbe anche un figlio, Marco. Il matrimonio, tuttavia, finì dopo poco tempo.

Dopo la breve chiamata alle armi, nonostante il suo disinteressamento alla politica, fu costretto a fuggire in Svizzera (1944) in seguito ad un ordine di cattura emesso dal Tribunale Speciale Fascista per aver messo, il 25 luglio 1943 alla caduta del Fascismo, il busto di Mussolini nella gabbia degli imputati del tribunale in cui lavorava. Qui visse in alcuni campi in cui venivano internati i rifugiati italiani. Finita la guerra, insegnò lettere al liceo italiano dello Zugerberg e l'anno dopo tornò in Italia.

Inizia un periodo di fervida inventiva e continua creatività: mirabili sono i suoi racconti, degni del miglior Giovannino Guareschi o del più celebrato e stravagante Italo Calvino.

Nel 1970 Piero Chiara ha un ruolo di attore in Venga a prendere il caffè da noi, film diretto da Alberto Lattuada e interpretato da Ugo Tognazzi, tratto dal suo romanzo del 1964 La spartizione, per il quale collabora anche alla sceneggiatura.

Il suo successo culmina nel 1976 con il capolavoro La stanza del vescovo che diventerà immediatamente un film di grande successo diretto da Dino Risi e interpretato anch'esso da Ugo Tognazzi, insieme a Ornella Muti.

Spesso appare come comparsa o recitando in piccole parti nei film tratti dai suoi romanzi, per esempio come cancelliere del tribunale in "La stanza del Vescovo".

Morirà dieci anni dopo, a Varese, dopo aver anche ricoperto numerosi incarichi nel Partito Liberale Italiano.

A lui è dedicato il Premio letterario Piero Chiara, istituito nel 1989 dal comune di Varese.

 

 

 

 

 

 

 

 

[tab:La trama]

Il "balordo" è il maestro di scuola Anselmo Bordigoni, un individuo caratterizzato da dimensioni fisiche enormi. Alto circa 2 metri e con la faccia enorme in cui spiccano baffi spioventi, una bocca piccola e rotonda adattissima per la canna della pipa o per un saporito sigaro toscano.

Vive in un ameno paesino incastonato tra le Alpi in un mondotutto suo pregno di apparente apatia e scosso solo da due sue passioni: la musica e la pesca.
Perde il posto ad opera dei fascisti, comincia a mettere a frutto il suo talento di musicista ed entra in un'orchestrina organizzata da un certo Persichetti, detto "il Ginetta" a causa delle sue inclinazioni sessuali. Il Ginetta sarà la rovina del Bordigoni: ruba i suoi scritti musicali rivendendoli come propri, inoltre si spargono pettegolezzi sulla virilità del maestro a causa del carattere girovago degli orchestrali che porta il Bordiga, come viene affettuosamente chiamato, e il Ginetti a dormire insieme in letti matrimoniali. Questo porterà al suo allontanamento dal paese e costretto al confino con l'accusa di "malcostume".  

Gli abitanti della sede di confino, Altavilla del Cilento, lo accolgono inizialmente con diffidenza ma pian piano ne scoprono il talento musicale.
Questo apre le porte della benevolenza degli abitanti che, da buoni cilentani, sono di fondo molto ospitali fino ad indurli a nominarlo a capo della banda musicale da sempre in tradizionale concorrenza con i paesi vicini.
Inoltre tutti nel paese, a cominciare dal Maresciallo, erano concordi nel paragonarlo ad un enorme albero, posto nella piazza del paese e chiamato dagli abitanti "il buon cazzone" sotto il quale spesso Anselmo si siede diventando cosa sola. Questo accostamento equivaleva per gli altavillesi ad un'onoreficenza che non era mai stata attribuita in precedenza ad alcuno.

Arriva la guerra e nell'autunno del 1943 lo sbarco alleato porta gli americani in paese. Gli alleati furono portati a conoscenza della fama del Bordigoni e lo vorranno con loro nell'avanzata verso il nord Italia per esibirsi nelle varie città conquistate. Salerno, Napoli, Roma e Milano poterono godere della musica espressa dall'orchestra formata da militari americani e guidata dal Bordigoni. Raccogliendo successi ovunque. Fino a quando non giunge nel suo paese natale, tra le Alpi, dove vivono ancora le tre figlie e dove viene accolto quale eroe dell'antifascismo e nominato sindaco per acclamazione dagli stessi che qualche anno prima non avevano esitato a denunciarlo e a farlo esiliare al confino.
 
Un sindaco che grazie alle sue semplici modalità di affrontare la vita cittadina nelle discordie e nelle esigenze quotidiane diventerà esperimento di "democrazia diretta". 

La salute peggiora e in punto di morte Bordigoni chiede di essere seppellito sotto la cinta del cimitero e che sulla lapide ci sia la scritta «Qui riposa il Buon Cazzone» ma quest'ultimo desiderio verrà disatteso e la sua storia finirà nel dimenticatoio molto presto.

[tab:La critica]

    * «II Balordo non deluderà chi ha amato dello stesso autore II piatto piange o La spartizione. Chiara persegue un ideale narrativo che tende a darci una immagine della realtà italiana attraverso un linguaggio controllato ma limpido, dovizioso ma non esuberante. Il nuovo personaggio di Piero Chiara, che aspirava evidentemente a una proiezione simbolica ma che vive con proprietà anche senza bisogno di implicazioni metafisiche, è un certo Anselmo Bordigoni, tipo tranquillo, che mostra un eccezionale dono musicale. (…) Si tratta di un personaggio che dice quietamente di no alla vita con il miglior garbo possibile, e quasi scusandosi dell'infrazione alle comuni opinioni. E si tratta anche di un uomo pulito. Nel suo "giro" accadono cose turpi, i mascalzoni si sprecano. Eppure Bordigoni è una corrente d'acqua pulita che sfiora i letami senza contaminarsi.» Pietro Bianchi, Il Giorno 3 maggio 1967.
    * «Del suo quarto romanzo, il recente Balordo, si potrebbe dire, come si è fatto per gli altri, che si legge tutto d'un fiato. Non nel senso che esso prenda per la gola il lettore (una metafora inadeguata al carattere e all'energia del narratore, ma in un linguaggio più proprio si vorrebbe dire che ne conquista perentoriamente la fantasia e l'intelligenza), e lo trascini docile e succubo tra gli intricati e irresistibilmente unitari meandri della immaginazione. Anzi lo "distrae" continuamente dal nucleo, con diversivi aneddotici che taglia e ricuce a sorpresa. Eppure violenza c'è, sottile, travestita, "subdola", sagace e cortese, la quale condiziona una lettura complice che insinua attraenti lusinghe ai più indifesi sentimenti e al repertorio più consolidato delle idee.» Walter Pedullà, La letteratura del benessere, Napoli : Libreria scientifica editrice, 1968
    * «Ma spontaneo è il personaggio. Nitido il clima che lo circonda e che egli stesso, senza nulla volere, con letizia esistenziale, crea intorno a sé; cosi la simpatia e nostalgia. Non si mutuano queste cose in un piccolo "ambiente" dall'ampiezza e difformità delle fonti culturali come, invece, dall' "ambiente" si percepiscono, si amano e si rappresentano: l' "ambiente" come unica sorgente possibile. Ma sta di fatto che giusto nella provincia il rapporto nativo fra gli uomini ha potuto avere un "ambiente". Se non altro li più che altrove la leggenda del "balordo", non balordo davvero, resterà nella memoria di quanti lo ascoltavano e lo vedevano amministrare sul letto, con le braccia di fuori come "due grossi remi".» Raffaello Brignetti, «Antologia critica». In : Il Balordo; introduzione di Luigi Baldacci, Milano : Mondadori, 1979, p. 17
    * «La sua (di Piero Chiara) autenticità era provata dalla naturalezza con la quale di colpo arricchiva la nostra carta letteraria di un nuovo paesaggio di fantasia, la lacustre Luino, còlta e piacevolmente stilizzata in una immagine subito accattivante. Il teatro dei, suoi personaggi, infatti, se da un lato si rappresentava sullo scenario di una società pigra e provinciale, dominata dal mito borghese della rispettabilità e da immortali abitudini, dall'altro lato era invece incredibilmente agitato da estri, umori, innocenti manie e spregiudicato gusto dell'avventura.» Geno Pampaloni, «Antologia critica». In : Il Balordo; introduzione di Luigi Baldacci, Milano : Mondadori, 1979, pp. 15-16

 

 

 

 

[tab:Il film] Il balordo
regia di P. Passalacqua (1978)

Dall’omonimo romanzo di Piero Chiara pubblicato nel 1967, la storia di Anselmo Bordigoni, maestro elementare in un paesino ai piedi delle Alpi, uomo dalla mole gigantesca e dall'animo candido, che per una ingiusta denuncia per malcostume verrà spedito al confino ad Altavilla nel Cilento. Con Tino Buazzelli nel ruolo del protagonista.

Anno di messa in onda: 1978 (TV2)
Regia: Pino Passalacqua
Riduzione televisiva e sceneggiatura, tratta dal romanzo omonimo di Piero Chiara: Lucia Drudy Demby e Paolo Morosi, con la collaborazione di Stefano Delli Colli
Con: Tino Buazzelli (Anselmo Bordigoni), Teo Teocoli (Ginetta), Marina Confalone, Rita Di Lernia, Rita Silva, Ernesto Colli, Mario Valgoi, Ugo Bologna, Richard Harrison, Walter Valdi, Livia Cerini, Cristiano Censi, Edmondo Sannazzaro, Elisa Cegani, Jacques Herlin, Renato Paracchi, Giuliano Aljata, Sergio Rossi, Armando Marra, Aldo Bufilandi, Dino Curcio, Maria Teresa Martino, Donato Castellaneta, Pino Ferrara, Francesco Di Federico.
La voce del narratore è di Renzo Palmer
Consulenza di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi
Costumi: Tony Randaccio
Scenografia: Elena Poccetto Ricci
Musiche: Luis Bacalov
Direttore della fotografia: Blasco Giurato
Produzione: C.E.P. s.p.a. realizzata da Arturo La Pegna
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